Abuso di affidamenti diretti e in economia. Denuncia ANAC.

Postato da Redazione il 21 Aprile 2015
Con il comunicato del 16 aprile 2015 l'ANAC ha lanciato un allarme per il reiterato {{abuso}} delle procedure di {{affidamento diretto}} e di {{acquisti in economia}} da parte di alcuni Comuni italiani. L'indagine è stata condotta su 116 comuni non capoluogo di provincia, relativamente a forniture e servizi in economia affidati dal 1° gennaio 2010 al 10 marzo 2015, di importo inferiore alla soglia comunitaria e con carattere di regolarità o, comunque, reiterati annualmente. E' emerso che {{90 comuni su 116}} sarebbero incorsi in {{"anomalie nella ripetizione contrattuale”}}, avendo sistematicamente disapplicato le norme del Codice Appalti sul calcolo del valore stimato dell'appalto (art. 29 del d.lgs. 163/2006), specie in caso di contratti di servizi e forniture ripetuti nel tempo. L’{{art. 29, comma 10,}} del {{d.lgs. del 163/2006}}, contiene, infatti, specifiche previsioni per il calcolo del valore di appalti di servizi e forniture con carattere di regolarità, o che siano destinati ad essere rinnovati entro un determinato periodo. Se i Comuni avessero rispettato tali previsioni, molte procedure in economia o affidamento diretto effettivamente poste in essere non sarebbero state consentite per superamento dei limiti di importo stabiliti dalla legge. Al contrario, come rileva l'indagine, dal mancato rispetto di tali criteri è derivato un {{sistematico superamento}}, da parte dei comuni ispezionati, {{delle soglie di legge }} entro cui praticare affidamenti diretti o procedure in economia. Ne è conseguita un'arbitraria estensione ed un abuso delle procedure in economia e degli affidamenti diretti posti in essere dalle stazioni appaltanti. Lo dimostra, ad esempio, il fatto che 10 Comuni abbiano praticato, nel periodo di riferimento, affidamenti diretti o in economia con identica prestazione e reiterati nel tempo, per importi complessivamente superiori al milione di euro, una somma cioè pari a 5 volte la soglia consentita per legge. L'ANAC ha poi rilevato un'ulteriore criticità e abuso da parte delle stazioni appaltanti, rappresentato dall'{{artificioso frazionamento delle commesse}}, per eludere i limiti di legge alle procedure in economia e agli affidamenti diretti. L’{{art. 125 del Codice Appalti }} prevede, infatti, al {{comma 13}} che nessuna prestazione di beni o servizi possa essere artificiosamente frazionata, per sottoporla alla disciplina delle acquisizioni in economia. Pertanto l'{{ANAC}}, specie in caso di lotti o di ripetizione dell’affidamento nel tempo, {{ha ammonito}} espressamente le {{stazioni appaltanti}} ad evitare l’artificioso frazionamento delle commesse pubbliche, per non incorrere nelle suddette violazioni di legge. .

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