La certificazione di qualità serve a valutare l’offerta?

Postato da il 3 Marzo 2014
{{{Quesito}}} È legittima la clausola del disciplinare di gara che, tra i criteri di valutazione dell’offerta, richiede all’impresa concorrente il possesso di certificazioni di qualità? {{{Risposta}}} No, in quanto i criteri di valutazione dell'offerta definiti dalla stazione appaltante nel bando di gara devono sempre essere predisposti con riferimento al contenuto qualitativo dell’offerta, e non con riferimento al concorrente in quanto tale. In linea generale, {{i requisiti di natura soggettiva }} che concernono le capacità economiche, finanziarie e tecniche dei concorrenti {{possono essere presi in considerazione solo come requisiti di partecipazione e qualificazione}}, ovvero per l’ammissione alla gara. Detti requisiti soggettivi non possono invece essere considerati quali criteri di selezione e valutazione delle migliori offerte, dovendo queste ultime essere valutate esclusivamente sulla base del loro contenuto qualitativo inerente l’oggetto dell’appalto, ai sensi dei criteri previsti dall’art. 83, comma 1, del d.lgs. n. 163/2006 (Codice Appalti). {{Il possesso di licenze o certificazioni di qualità attiene alla sfera soggettiva dell'impresa in quanto tale}} e, pertanto, è un elemento che può essere utilizzato come criterio di ammissione alla gara, ma non deve essere considerato nella valutazione qualitativa dell’offerta economicamente più vantaggiosa (cfr. Parere AVCP n. 163/2013).

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